Alex's Favorite Movies
The Godfather
R
La famiglia mafiosa dei Corleone raccontata nei suoi riti di passaggio, dai nuovi equilibri con le altre famiglie alla lenta successione, di padre in figlio, al ruolo di padrino. Dal famosissimo romanzo di Mario Puzo il primo grande film sulla mafia rimasto impresso in modo indelebile nell'immaginario collettivo. Un affresco dell'America con molti sapori tipicamente siciliani (ed una breve parentesi del tutto siciliana), una visione della mafia probabilmente poco realistica ma piena di terribile fascino. Nessuno è più riuscito a dissociare almeno la mafia di un certo periodo con quella portata sullo schermo dalle pagine di Puzo: sia nei piccoli dettagli (basta pensare alla scena della breve lezione di cucina) che nella rappresentazione delle relazioni famigliari, che nel suo aspetto di organizzazione criminale (i ricatti e le classiche "minacce mafiose", nonchè gli esplosivi regolamenti di conti, la logica della fiducia, della fedeltà e della vendetta). Un mondo criminale ma pieno di codici morali rigidi ed incalpestabili come difficilmente si riesce a trovare nella società "normale", un ambiente in cui bene e male risultano difficilmente scindibili. E al centro di tutta la storia, dell'agire di ognuno dei protagonisti, la famiglia: la cosa più sacra, cui si deve ogni sforzo e dai cui trarre ogni energia, perché non può essere altrimenti. Eppure è proprio all'interno della famiglia che maturano tradimenti e rotture, perché già nel primo capitolo viene delineata la frantumazione della famiglia stessa, che verrà poi portata a compimento nel seguito della saga. Il film è intriso di un senso fortemente tragico di ineluttabilità, come simboleggia l'impossibilità del giovane Mike di sottrarsi ad un destino che sembrava non volere, e, in seguito, nel finale, il suo chiaro destino di solitudine. In quest' ottica la libertà di compiere una scelta individuale appare estremamente limitata, tanto che il giudizio morale sui personaggi non può non essere ambiguo o, meglio, sospeso. Una vera tragedia quindi (che assumerà poi secondo molti i toni della tragedia greca), piena di violenza insostenibile e sentimento, a cui è impossibile restare indifferenti. Ottima ed adeguata la regia di Coppola, splendida la fotografia, indimenticabile la colonna sonora di Nino Rota. E naturalmente eterno Brando, con la postura studiata, la particolare impostazione della voce, ed il cotone in bocca; ma anche Al Pacino dimostra le sue grandi capacità senza sfigurare. Molti giudicano questo primo capitolo inferiore al secondo, ma chi scrive non si sente di concordare. E' un'opera compiutissima che racchiude già tutte le tematiche e tutto l'impatto emotivo sviluppati successivamente.
